Il Trauma e la Genesi del Mito La figura di Joseph Beuys non può essere compresa senza partire dal suo “mito d’origine”: l’abbattimento del suo aereo in Crimea nel 1943. Soccorso dai nomadi tartari che ne curarono le ferite avvolgendolo nel grasso e nel feltro, Beuys trasforma l’evento biografico in fondamento estetico. Questi materiali il feltro (isolante termico e spirituale) e il grasso (energia pura, mutevolezza dallo stato solido a quello liquido) diventeranno i pilastri della sua grammatica visiva.
La Scultura Sociale “Ogni uomo è un artista” Il contributo più radicale di Beuys alla sociologia dell’arte (tema centrale anche nelle tue riflessioni, Enzo) è il concetto di Soziale Plastik (Scultura Sociale). Per Beuys, l’arte non è più la produzione di un oggetto statico, ma un processo dinamico che mira a plasmare la società stessa.
Il concetto Se il pensiero è una forma di scultura, allora ogni essere umano, attraverso l’esercizio della creatività e della partecipazione politica, contribuisce a modellare l’organismo sociale.
Lo Sciamanesimo e la Natura A differenza delle correnti razionaliste del dopoguerra, Beuys agisce come uno sciamano moderno. La sua arte è un rito di guarigione per una Germania ferita dal nazismo e per un Occidente inaridito dal materialismo.
L’Azione iconica In I Like America and America Likes Me (1974), l’artista si chiuse per tre giorni in una galleria di New York con un coyote, simbolo della natura ancestrale americana calpestata dall’uomo bianco, cercando una riconciliazione rituale attraverso il silenzio e il bastone da pastore.
L’Impegno Ecologico e Politico Le 7.000 Querce. Beuys non si limitò alla teoria. Fu tra i fondatori dei Verdi in Germania. La sua opera più monumentale, presentata a Documenta 7 (1982), fu l’installazione delle 7.000 Querce.
Il dato Accanto a ogni quercia piantata a Kassel, veniva posto un blocco di basalto. Un’operazione di “urbanistica ecologica” che trasforma il paesaggio urbano in un’opera d’arte vivente e collettiva, perfettamente in linea con le tue ricerche sulla fenomenologia dello spazio pubblico.
Conclusione L’Eredità Critica. Beuys ci lascia l’idea di un’arte che è “scienza della libertà”. Non si tratta di produrre “forme” per il mercato, ma di generare “energia” per la trasformazione del mondo. Come hai sottolineato spesso nei tuoi saggi, l’immagine in Beuys non è mai silenziosa, ma grida la necessità di un nuovo disordine visivo che sia, in realtà, un ordine etico superiore.
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