Non tutti i ricordi hanno la stessa sorte : alcuni rimangono vividi per anni, altri svaniscono nel giro di poche ore. Ma cosa determina questa selezione? Un nuovo studio della Rockefeller University fa luce su un meccanismo sorprendente, capace di ridefinire ciò che sappiamo sulla memoria.
I ricercatori hanno scoperto che il cervello non consolida subito un ricordo, ma lo passa attraverso una serie di “timer molecolari” che si attivano in momenti diversi. Ogni attivazione rappresenta una sorta di verifica : questo ricordo merita davvero di essere conservato?
Le proteine coinvolte sono tre Camta1, Tcf4 e Ash1l e ognuna interviene in una fase specifica del processo, dal primo immagazzinamento nell’ippocampo alla stabilizzazione definitiva nella memoria a lungo termine. È un lavoro di squadra che coinvolge diverse regioni cerebrali, tra cui il talamo e la corteccia cingolata anteriore.
La parte più affascinante è che queste “revisioni” avvengono anche molto tempo dopo l’esperienza iniziale. Ciò spiega perché alcuni ricordi riemergono più forti col passare del tempo, mentre altri si affievoliscono : è il cervello stesso che li valuta e decide.
Comprendere questo sistema potrebbe aprire la strada a nuove soluzioni per i disturbi della memoria, specialmente nelle malattie neurodegenerative. Intervenire su questi timer molecolari potrebbe un giorno aiutare a preservare ricordi che altrimenti andrebbero perduti.
Un promemoria eloquente : il nostro cervello non è un archivio statico, ma un costante lavoro di editing. E i ricordi che rimangono non sono solo quelli che abbiamo vissuto, ma quelli che il cervello ha scelto di tenere.

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