testo di : Scarlett Walker

Piero Villani sbuca dall’aeroporto con una valigia che più che bagaglio sembra un piccolo scrigno di intenzioni e promesse : dentro, tele arrotolate strette come segreti, pennelli che odorano ancora di colori freschi, e una visione forte, affilata come una lama. Si ritrova rapidamente in un micro-mondo pulsante : un appartamento modesto ma pieno di luce, nel cuore di Brooklyn, dove i rumori della città non solo si sentono, ma ti abbracciano. 

Le strade non sono solo strade : sono vene che pulsano, piene di passi, storie e voci che sembrano sempre portare tre nuovi stimoli. Piero sente subito che qui l’arte non è una cosa da museo, ma un fatto vivo, caotico, in continuo divenire. 

Chelsea, il primo tuffo nella scena artistica

Non passa molto tempo che si trova a camminare tra gallerie ed eventi di Chelsea, il quartiere che ogni artista sogna di esplorare. Non è soltanto un vernissage: è una specie di rito di passaggio. I quadri viaggiano come onde di energia, i curatori parlano di idee e di linguaggi e qualcuno, più curioso, guarda dritto negli occhi quegli strati di colore così intensi, così inusuali. 

Ed è lì che succede

Leo Maxwell il gallerista che vede oltre

In una sala illuminata da luci calde, tra un bicchiere di vino e una chiacchiera su tecniche e materiali, Piero incrocia lo sguardo di Leo Maxwell. Maxwell non è un semplice gallerista : ha quell’aria di chi sa sentire il lavoro di un artista prima ancora di vederlo davvero. Parlano a lungo di colore, di stratificazione, di visione. È come se Maxwell riuscisse a leggere le emozioni nascoste sotto ogni pennellata di Villani. 

Alla fine della conversazione, con un sorriso che sembra un invito più che una proposta, Leo gli parla di una collettiva chiamata “New Voices” un’esposizione che celebra nuove voci, potenze creative emergenti. È la prima volta che qualcuno a New York non guarda solo l’opera, ma legge la persona che la fa. 

Eleanor Vance lo sguardo critico che fa parlare

Qualche giorno dopo, alla lunga coda del MoMA, Piero Villani incontra Eleanor Vance, una critica di arte contemporanea la cui fama si estende tra le colonne delle riviste più autorevoli. Non è un incontro casuale : è come se il ritmo di New York, che non lascia nulla al caso, la mettesse sulla sua strada.

Eleanor, con la sua intelligenza acuta e curiosa, non si limita ad ammirare : interroga, chiede, solleva interrogativi che portano subito la conversazione oltre la superficie. Il risultato? Un’intervista informale ma intensa, che finisce su un blog internazionale, aprendo a Piero Villani porte e occhi nuovi. 

Quell’intervista diventa più di un post online : diventa un primo eco lontano, che raggiunge collezionisti e appassionati oltre oceano.

Jax l’arte come dialogo notturno

Ma New York non è soltanto grandi gallerie e riflettori chiari : è fatta anche di vicoli, luci basse, suoni improvvisati. In uno di questi spazi dell’East Village, tra poesie recitate e risate che si fondono con il jazz, Piero incontra Javier “Jax” Ramirez un artista concettuale che sembra portare in borsa non tele, ma idee incandescenti.

Jax non parla di regole. Jax non pensa di dover insegnare. Jax propone dialoghi lunghi, accesi, dove pittura e oggetto diventano un unico gesto poetico. Le loro discussioni sono animate, profonde, fino alle luci dell’alba. 

Da questi scambi nascono piccole esplosioni creative : insieme danno vita a un’installazione che combina segno pittorico gestuale e oggetti trovati, presentata in uno spazio indipendente di Bushwick il quartiere dove ogni idea può diventare sperimentazione. 

L’addio e la promessa

Dopo tre mesi che sembrano tre stagioni vissute in un battito, Piero Villani è pronto a ripartire. Ma non parte “vuoto”. Nel suo zaino, oltre alle tele e ai materiali, ci sono :

contatti nuovi, ricchi di potenziale, possibilità di collaborazioni che superano confini geografici, e una scintilla di fiducia che non aveva mai sentito così viva prima.

New York non lo ha cambiato solo come artista, ma lo ha fatto sentire parte di una grande comunità creativa che non dorme mai. 

Quando cala la scaletta dell’aereo, Piero Villani non pensa alla fine di un viaggio, ma al primo movimento di una sinfonia ancora tutta da comporre.

Un epilogo che va oltre l’esperienza

Questo soggiorno a New York rappresenta per Piero Villani più di una mostra o di una sfilza di eventi : è stato uno specchio in cui il suo linguaggio artistico si è riflesso in mille nuove prospettive, in mille voci e in mille possibilità di dialogo internazionale. 

PVLA/SWK@

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