Paolo Virzì

Nel cinema di Paolo Virzì il talento si riconosce proprio lì dove la cronaca si scioglie in racconto.

Non parte dai fatti nudi, ma da ciò che resta addosso alle persone : desideri mal riposti, illusioni tenaci, piccole vigliaccherie e improvvisi slanci. Anche quando lo sfondo è chiaramente sociale o politico, Virzì non osserva da lontano : entra nelle vite, le segue nei dettagli minimi, nei silenzi, nelle battute dette per difesa.

La realtà non viene registrata, viene trasformata. Diventa memoria, deriva emotiva, percorso umano. I suoi personaggi non sono “casi”, ma compagni di viaggio: si muovono in un’Italia riconoscibile, sì, ma filtrata da uno sguardo partecipe, ironico, spesso indulgente.

È qui che il racconto prende il posto della cronaca fredda :

non nel giudizio, ma nella comprensione;

non nella tesi, ma nella storia;

non nel documento, ma nella vita che scorre, disordinata e vera.

Virzì racconta perché sa che solo il racconto, e non la cronaca, riesce a restituire la complessità dell’umano.

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