in un contesto ancora lontano dai fermenti artistici che avrebbero segnato la sua vita.
Fin da giovanissimo manifesta una naturale inclinazione per l’arte : prima ancora di dedicarsi alla pittura, modella ritratti in creta, esercitando lo sguardo e la mano su ciò che gli è più vicino, come il volto della madre.
La svolta avviene negli anni Trenta, quando si trasferisce a Milano per studiare all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Qui si forma sotto la guida di Aldo Carpi e viene a contatto con un ambiente culturale vivace, attraversato da tensioni etiche e artistiche che rifiutano l’arte ufficiale del regime.
È in questo clima che Cassinari matura una pittura intensa, inquieta, già orientata verso una personale interpretazione dell’espressionismo.
Alla fine degli anni Trenta entra nel gruppo di Corrente, condividendo il percorso con artisti come Guttuso, Birolli, Morlotti e Vedova.
Non si tratta solo di una scelta stilistica, ma anche di una presa di posizione morale: la pittura diventa strumento di testimonianza, carica di partecipazione umana e tensione civile.
Nel 1941 la sua prima mostra personale, presentata da Elio Vittorini, segna un riconoscimento importante, confermato dalla vittoria del Premio Bergamo.
Il dopoguerra apre per Cassinari una fase di espansione e di confronto internazionale.
Nel 1949 si stabilisce ad Antibes, sulla costa francese, dove entra in contatto diretto con alcuni dei protagonisti dell’arte europea del Novecento.
L’incontro con Picasso, che lo invita a esporre al Museo di Antibes, rappresenta un passaggio decisivo, così come la vicinanza a figure come Chagall, Matisse e Braque.
In questi anni la sua pittura si arricchisce di nuove soluzioni formali, mantenendo però una forte tensione espressiva.
Il riconoscimento ufficiale arriva con la Biennale di Venezia : dopo la partecipazione del 1950, nel 1952 Cassinari ottiene il Gran Premio per la pittura italiana.
È il momento della piena maturità, che lo porta a esporre in numerose città europee, negli Stati Uniti e in Sud America, consolidando una reputazione ormai internazionale.
Il suo linguaggio pittorico si distingue per l’uso intenso del colore, per le deformazioni delle figure e per una costruzione dello spazio che dialoga con il cubismo senza mai rinunciare alla forza emotiva dell’immagine.
Cassinari non ricerca l’astrazione pura, ma una figurazione tesa, vibrante, capace di restituire la complessità del reale.
Muore a Milano nel 1992.
Oggi le sue opere sono conservate in importanti musei e collezioni pubbliche, in Italia e all’estero.
La sua figura resta centrale nel panorama dell’arte italiana del secondo Novecento : un artista che ha saputo coniugare rigore formale, libertà espressiva e una profonda attenzione alla dimensione umana.
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