testo di : Enzo Fratti-Longo
I sudei di Piero Villani intrecciano colore e pseudo-forma in un rapporto amoroso che approda a un autentico lirismo astratto. In queste opere, nulla è lasciato alla semplice gestualità o al decorativismo cromatico : ogni superficie appare come il risultato di una tensione interna, di un dialogo costante tra ciò che tende a definirsi e ciò che, deliberatamente, sfugge alla forma.
Il colore non agisce come riempimento né come elemento accessorio, ma come forza primaria, capace di generare spazio e ritmo. Le pseudo-forme che emergono mai completamente risolte, mai del tutto riconoscibili non cercano una stabilità iconica, bensì una condizione di sospensione. È in questa instabilità che si manifesta il carattere più intimo dei sudei: una pittura che non descrive, ma allude; che non afferma, ma invita.
Piero Villani sembra operare in una zona di confine, dove la forma non è negata ma costantemente rimessa in discussione. La pseudo-forma diventa così il luogo dell’incontro, il punto di contatto tra impulso emotivo e controllo compositivo. Il rapporto amoroso tra colore e struttura non è pacificato: è un confronto, talvolta un attrito, che produce vibrazione visiva e densità poetica.
Il lirismo astratto che ne deriva non è sentimentale né evasivo. Al contrario, è un lirismo consapevole, costruito attraverso stratificazioni, scarti e pause. La superficie pittorica si offre come campo di esperienza, dove lo sguardo è chiamato a muoversi lentamente, ad accettare l’ambiguità come valore e non come mancanza.
Nei sudei, l’astrazione non coincide con l’allontanamento dal reale, ma con un suo ripensamento profondo. Il colore diventa linguaggio emotivo, la pseudo-forma memoria di un ordine possibile ma mai definitivo. In questo equilibrio fragile e intenso risiede la forza del lavoro di Piero Villani : una pittura che sceglie la via della poesia senza rinunciare al rigore, e che trova nel lirismo astratto la propria voce più autentica.
PVLA/EFL@

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