è l’arte invisibile che fa sembrare naturale ciò che non comprendiamo.
Un tempo erano formule e talismani, oggi sono algoritmi e interfacce : cambiano i simboli, non l’incanto.
Premiamo un gesto minimo e accadono cose lontane : voci appaiono, immagini viaggiano, decisioni si anticipano.
La magia sta nell’opacità non nel mistero assoluto, ma nella distanza tra causa e effetto. Quando il funzionamento si nasconde, il potere sembra soprannaturale.
Ogni tecnologia abbastanza avanzata chiede fiducia come un rito : credere che funzioni, accettare le regole, ignorare il fuoco sotto il calderone.
La differenza, forse, è etica : la stregoneria antica prometteva trasformazione; quella moderna promette efficienza.
Eppure l’incanto resta lo stesso : delegare il possibile a qualcosa che non vediamo, sperando che ci restituisca più tempo, più ordine, o almeno l’illusione di controllo.

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