il mondo dell’arte ha tracciato una linea di confine molto netta tra il “mercato dei servizi” e il “mercato del valore”.
Oggi, la distinzione tra le gallerie che si fanno pagare dagli artisti spesso chiamate sprezzantemente “Vanity Galleries” e quelle che investono sugli artisti è il principale spartiacque per capire la serietà di un operatore.
Ecco come si è evoluto il panorama nel 2026
• La fine delle “Affittaparete” nel sistema che conta
• Le gallerie che chiedono una quota di partecipazione o l’affitto dello spazio sono ormai considerate fuori dal circuito professionale. Il motivo è semplice : il loro business non è vendere arte ai collezionisti, ma vendere “spazio e visibilità” agli artisti.
• Il conflitto di interessi : Se una galleria guadagna già dall’artista, non ha un reale incentivo economico a sforzarsi per vendere le opere o promuovere la carriera dell’autore a lungo termine.
Il modello “Galleria di Proposta” (L’invito)
Le gallerie affermate funzionano oggi come veri e propri talent scout e partner d’affari.
Quando una Galleria invita un artista
• Investimento comune : La galleria copre i costi di catalogo, vernissage, ufficio stampa e, spesso, trasporti e assicurazione.
• Rischio condiviso : Il guadagno della galleria deriva esclusivamente dalla commissione sulla vendita (che solitamente oscilla tra il 30% e il 50%). Se l’artista non vende, la galleria perde l’investimento.
• Costruzione del curriculum : Essere invitati significa ottenere un “bollino di qualità” che aumenta il valore di mercato dell’artista agli occhi dei collezionisti e delle istituzioni.
I nuovi criteri di selezione
Se prima il criterio era “chi ha il budget per esporre”, oggi le gallerie scelgono in base a :
• Presenza digitale e ricerca : I galleristi monitorano i portfolio online e i social per intercettare trend e linguaggi autentici prima ancora di incontrare l’artista.
• Coerenza concettuale : Si cerca un progetto che si sposi con la “linea” della galleria.
• Networking : Il sistema si basa molto sulle segnalazioni di curatori indipendenti e altri artisti già in scuderia.
Perché alcuni pagano ancora?
Esiste ancora una “zona grigia” di fiere ed eventi dove agli artisti viene chiesto un contributo. Spesso sono visti come scorciatoie per chi non riesce a entrare nel circuito delle gallerie di proposta, ma il rischio è che queste mostre rimangano eventi autoreferenziali (frequentati solo da altri artisti e non da veri compratori).

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