Nel mondo della diplomazia internazionale, ci sono momenti che sembrano usciti da un romanzo di fantapolitica. Uno di questi è certamente la proposta di Donald Trump di acquistare la Groenlandia. Quella che nel 2019 era stata accolta con sorrisi e tweet sdegnati da Copenaghen, oggi, nel 2026, si rivela essere molto più di una bizzarria immobiliare : è una visione di realpolitik artica.
Non è un capriccio, è Geopolitica 2.0
Perché il 47° Presidente degli Stati Uniti ha messo gli occhi sull’isola più grande del mondo? La risposta non sta nel settore immobiliare, ma in tre pilastri strategici:
Risorse Minerarie Rare
La Groenlandia è uno scrigno di terre rare, neofidimio e praseodimio, essenziali per la tecnologia moderna e la transizione energetica. Attualmente, la Cina detiene quasi il monopolio su questi materiali; il controllo della Groenlandia cambierebbe i rapporti di forza mondiali.
Rotte Navali Artiche
Con lo scioglimento dei ghiacci, si stanno aprendo nuove rotte commerciali a Nord. Chi controlla la Groenlandia controlla il “casello” di un’autostrada marittima che accorcia drasticamente i tempi tra Europa e Asia.
Sicurezza Nazionale
In un’epoca di rinnovata tensione tra le superpotenze, la base aerea di Thule (oggi Pituffik Space Base) rappresenta l’avamposto più settentrionale della difesa americana. Ampliare l’influenza sulla zona significa blindare il fianco nord del continente americano.
Il Modello “Alaska 2.0”
Trump ha spesso paragonato l’idea all’acquisto dell’Alaska del 1867. All’epoca, l’operazione fu definita “la follia di Seward”, ma oggi nessuno oserebbe metterne in dubbio il valore strategico ed economico. L’approccio di Trump tratta lo Stato-Nazione con la logica del corporate deal: se una risorsa è strategica e il proprietario attuale fatica a sostenerne i costi (la Danimarca versa sussidi miliardari ogni anno alla Groenlandia), allora c’è margine per una trattativa.
La Sfida della Sovranità
Naturalmente, c’è un ostacolo fondamentale
i groenlandesi. L’isola gode di un’ampia autonomia e il desiderio di indipendenza è forte. Una “vendita” vecchio stile è impossibile nel diritto internazionale moderno, ma il soft power americano sta già lavorando attraverso :
• Apertura di consolati a Nuuk.
• Investimenti diretti in infrastrutture e miniere.
• Accordi di cooperazione militare sempre più stretti.
In breve : La Groenlandia non è un immobile da comprare, ma una scacchiera su cui si gioca il dominio del XXI secolo.

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