L’opera di Piero Villani non si offre allo sguardo come un dato acquisito, bensì come un accadimento ininterrotto. Essa si situa in quella che potremmo definire una “estetica del crepuscolo”, non per attitudine elegiaca, ma perché abita con ostinazione la linea di confine tra il dicibile e l’ineffabile. In Piero Villani, la forma non subisce una negazione nichilista; essa attraversa piuttosto un processo di epoché fenomenologica : viene sospesa, interrogata, quasi scorticata per rivelarne l’ossatura segreta.
La Pseudo-Forma come Evento
Laddove la critica tradizionale si accontenta di definire l’astrazione, Villani risponde con la pseudo-forma. Non si tratta di un’approssimazione del reale, ma di una sua sublimazione critica. La pseudo-forma è il “luogo dell’accadere”, un perimetro instabile dove l’impulso dionisiaco della materia emotiva viene imbrigliato dal rigore apollineo della composizione. È una sintesi che non annulla le parti, ma le mantiene in una tensione vibrante.
“L’arte di Villani non cerca la quiete del porto, ma l’inquietudine della navigazione; è un’architettura del possibile che si regge sul paradosso della propria fragilità.”
L’Eros del Pigmento e l’Attrito Strutturale
Il rapporto tra colore e struttura nel corpus di Villani rifugge la pacificazione decorativa. Si assiste, piuttosto, a una dialettica amorosa intesa nel senso eracliteo del termine : un’armonia di contrasti. Il pigmento non si adagia sulla struttura, ma la assedia; la struttura, d’altro canto, non comprime il colore, ma tenta di dargli un destino.
Questo attrito ontologico genera una densità poetica che trasforma la superficie pittorica in una membrana sensibile. La vibrazione visiva che ne scaturisce non è un effetto ottico, ma il riverbero di un conflitto risolto in bellezza. Villani non dipinge oggetti, dipinge la forza che li tiene insieme o che minaccia di disgregarli.
Verso una Nuova Metafisica del Segno
In definitiva, l’esperienza estetica proposta da Piero Villani ci costringe a riconsiderare il valore della visione. Non siamo più spettatori passivi di una rappresentazione, ma testimoni di una genesi. La sua pittura è un atto di resistenza contro il logorio del senso comune, una ricerca di purezza che passa attraverso il travaglio della materia per farsi spirito.
PWG@

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