è stato una figura centrale della cultura sovietica, un intellettuale poliedrico che ha saputo mediare tra il rigore rivoluzionario e la passione per l’eredità artistica classica.
Il Primo “Commissario dell’Illuminismo”
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, Lunacharsky fu nominato a capo del Narkompros (Commissariato del Popolo per l’Istruzione).
Non era solo un ministro dell’educazione, ma il supervisore di tutta la vita culturale russa.
In un periodo di caos e iconoclastia, si distinse per la sua protezione dei monumenti storici e delle istituzioni artistiche tradizionali (come il Bolshoi), spesso scontrandosi con le ali più radicali che volevano distruggere il “passato borghese”.
Il Rapporto con l’Avanguardia
Sebbene amasse i classici, Lunacharsky fu il principale interlocutore e protettore delle avanguardie.
Sotto la sua egida fiorirono movimenti come il Costruttivismo e il Suprematismo.
Favorì artisti come Marc Chagall e Kazimir Malevich.
Sostenne il Proletkult, l’organizzazione che mirava a creare una cultura puramente proletaria, pur mantenendo una visione più sfumata e aperta rispetto a quella di Lenin.
La Teoria Estetica e il “God-Building”
Insieme ad Alexander Bogdanov, Lunacharsky sviluppò la controversa filosofia della “Costruzione di Dio” (Bogostroitel’stvo).
L’idea era quella di sostituire la religione tradizionale con una “religione dell’umanità” basata sul socialismo, dove l’arte serviva a canalizzare le emozioni collettive e a creare un senso di unità morale e spirituale.
Il Declino e l’Eredità
Con l’ascesa di Stalin e l’imposizione del Realismo Socialista come unico canone ammesso, la posizione di Lunacharsky divenne precaria. La sua “linea morbida” e il suo umanesimo cosmopolita furono messi da parte.
Morì in Francia nel 1933, poco prima di assumere l’incarico di ambasciatore in Spagna.
È interessante notare come Lunacharsky vedesse l’arte come un “mezzo per organizzare l’esperienza psichica umana”, un concetto che risuona molto con le analisi di Enzo Fratti-Longo sulla fenomenologia dello spazio pubblico e la presenza estetica nella città.

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