In un mondo che cerca risposte nella scienza, la storia di San Charbel Makhlouf, il “Padre Pio del Libano”, continua a lasciare senza parole medici, scienziati e fedeli. Non è solo una storia di fede, ma un dossier di fatti straordinari documentati per oltre mezzo secolo.

Un corpo che non voleva morire

Tutto inizia nella notte di Natale del 1898, quando l’eremita Charbel muore nel monastero di Annaya. Sepolto nella nuda terra, senza bara, il suo corpo avrebbe dovuto decomporsi in pochi mesi. Invece, per oltre 65 anni, è accaduto l’impossibile.
Quando la tomba fu aperta per la prima volta nel 1899, il corpo non solo era perfettamente intatto, ma appariva come quello di un uomo che stava semplicemente dormendo : muscoli flessibili, pelle elastica e, incredibilmente, una temperatura corporea simile a quella di un vivo.

Il prodigio del “Sudore di Sangue”

L’aspetto più sconcertante, verificato da numerose commissioni mediche nel corso del ‘900, è stato il liquido rossastro che trasudava costantemente dai pori del Santo. Un siero profumato che inzuppava le vesti e che, secondo migliaia di testimonianze, possedeva proprietà taumaturgiche.

Si racconta che toccando quel liquido o pregando presso la sua tomba :

• I ciechi abbiano riacquistato la vista.

• I sordi siano tornati a sentire.

• I paralitici abbiano ripreso a camminare.

Un ponte tra religioni

Forse il miracolo più grande di San Charbel è la sua capacità di unire. Ad Annaya non arrivano solo cristiani. Folle di musulmani, drusi e persone di ogni credo accorrono sulla montagna di Djebail per chiedere intercessione.

San Charbel è diventato un simbolo universale di speranza, un segno che il divino non conosce confini religiosi.

Perché parlarne oggi?

Sebbene il corpo abbia seguito il suo corso naturale dopo la beatificazione nel 1965, il flusso di miracoli non si è mai fermato.

Ancora oggi, nel 2024, le cronache riportano guarigioni inspiegabili legate al “Santo dei miracoli impossibili”.

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