Parlare della poetica di Angelo Maria Ripellino (1923–1978) significa immergersi in un universo dove la letteratura russa e ceca si fondono con la sensibilità barocca della sua Sicilia. Ripellino non è stato solo uno dei più grandi slavisti del Novecento, ma un poeta che ha trasformato la critica in arte e il rigore accademico in una “festa dell’intelligenza”.

La sua visione del mondo e della scrittura può essere riassunta in alcuni punti cardine :

Il Barocco come “Lente” sul Mondo
Per Ripellino, il Barocco non è uno stile del passato, ma una categoria dello spirito e un modo di percepire la realtà.

La “fune” tra Palermo e Praga

Celebre è la sua affermazione secondo cui una fune invisibile tesa tra la Martorana di Palermo e la cupola di San Nicola a Praga unisce le sue due anime. Il Barocco siciliano (ferale, ossessionato dalla morte) incontra quello boemo (magico, alchemico e visionario).

L’orrore del vuoto

La sua scrittura è ricca, sovrabbondante, piena di elenchi, aggettivazioni preziose e termini rari. È una reazione vitale contro il “nulla” e il declino fisico.

Il Circo, il Teatro e la “Sprezzatura”

Ripellino vedeva la vita come una rappresentazione circense o teatrale, influenzato dalle avanguardie russe (Majakovskij, Mejerchol’d).

La figura del Clown

Il Poeta è spesso rappresentato come un saltimbanco o un “augusto”, qualcuno che affronta il tragico con la maschera della buffoneria. “Siate buffi” era il suo monito: non per superficialità, ma come unica forma di resistenza nobile alla sofferenza.

La finzione come verità

In opere come Il trucco e l’anima, esplora come la messinscena teatrale sia più reale della realtà stessa, poiché svela i meccanismi dell’animo umano.

La “Malsanìa” e la Resistenza alla Morte

Gran parte della sua produzione poetica tarda (come Lo splendido violino verde o Autunnale barocco) è segnata dalla malattia polmonare che lo accompagnò per anni.

Eros e Thanatos

Il corpo è descritto come un “groviglio di piaghe”, ma la parola poetica agisce come un talismano. La poesia è un tentativo di “agghermire la gioia” anche tra i vapori degli ospedali.

Vitalismo disperato

C’è un’ostinazione nel voler amare la vita “coi suoi funerali e i suoi balli”, cercando il mito e la favola anche nello squallore del quotidiano.

Praga Magica La Città-Simbolo

Il suo capolavoro, Praga magica (1973), non è solo un saggio ma un poema in prosa. Qui la poetica di Ripellino tocca l’apice:

Topografia onirica

Praga diventa un luogo metafisico popolato da alchimisti, automi, spettri di Kafka e ombre del Golem.

Rifugio contro la storia

La città è il simbolo di una cultura mitteleuropea che resiste alla repressione (quella sovietica del 1968, che Ripellino visse e denunciò con rabbia).

Opere poetiche principali da esplorare

Non un giorno ma adesso (1960)

Notizie dal diluvio (1969)

Lo splendido violino verde (1976)

Autunnale barocco (1977)

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