Chi sono e da dove vengono?

Si stima che la flotta ombra conti oggi oltre 1.400 navi. Inizialmente utilizzata soprattutto da Iran e Venezuela, ha visto un’espansione senza precedenti dopo l’invasione russa dell’Ucraina (2022). Mosca ha investito miliardi di dollari per acquistare vecchie petroliere prossime alla rottamazione per continuare a esportare il suo “oro nero” aggirando il price cap occidentale.

Le tattiche del “mimetismo”

Per sparire dai radar e mascherare l’origine del carico, queste navi utilizzano tecniche degne di un romanzo di spionaggio :

AIS Blackout (Going Dark) : Spengono i transponder satellitari (AIS) per diventare invisibili.

AIS Spoofing : Manipolano il segnale GPS per apparire in un luogo (es. al largo di Dubai) mentre in realtà caricano petrolio in un porto sanzionato.

Ship-to-Ship (STS) Transfer : Il petrolio viene trasferito da una nave all’altra in alto mare. Questo “lavaggio del greggio” serve a mescolare il petrolio sanzionato con altro legale, rendendone impossibile il tracciamento.

Bandiere di comodo e “Flag Hopping” : Cambiano frequentemente nome e bandiera (spesso registrandosi in paesi come Gabon, Isole Cook o Eswatini) per confondere le autorità.

Il fattore rischio : una bomba ecologica a orologeria

L’aspetto più inquietante per noi che viviamo sul Mediterraneo è la sicurezza. Queste navi hanno caratteristiche precise:

Età avanzata : Spesso hanno più di 15-20 anni, un’età in cui le petroliere standard vengono smantellate.

Manutenzione scarsa : Essendo fuori dai circuiti ufficiali, non si sottopongono ai rigidi controlli di sicurezza internazionali.

Assenza di assicurazione : Non dispongono delle polizze standard (P&I Clubs) che coprono i danni in caso di disastro ambientale. Se una di queste navi dovesse avere un incidente al largo delle nostre coste (come documentato da inchieste recenti nel Canale di Sicilia), non ci sarebbe nessuno a pagare per la bonifica.

Il legame con l’attualità italiana

Recenti inchieste (come quella di Greenpeace e Report nel marzo 2025) hanno mostrato come queste petroliere operino regolarmente a poche miglia dalle acque italiane, effettuando trasbordi di petrolio russo nel Golfo di Augusta o nello Stretto di Gibilterra.

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