Svetlana Zakharova a Roma : Il ritorno dell’étoile russa riaccende il dibattito tra Arte e Politica .

Il mondo della danza e della cultura torna a dividersi. Dopo il recente “dietrofront” di Firenze, che aveva portato alla cancellazione delle sue esibizioni, la celebre étoile Svetlana Zakharova è pronta a calcare il palcoscenico di Roma.
L’annuncio della sua presenza nel cartellone della Capitale ha immediatamente riacceso le polemiche che ormai da tempo accompagnano l’artista russa, considerata una delle ballerine più talentuose della sua generazione, ma anche una figura vicina al Cremlino.

Tra boicottaggio e libertà artistica
Il caso Zakharova non è isolato, ma si inserisce nel più ampio e complesso tema del ruolo degli artisti russi nel panorama internazionale dopo l’inizio del conflitto in Ucraina. Se da una parte c’è chi sostiene la necessità di un boicottaggio culturale come forma di pressione politica verso chi sostiene o non prende le distanze da Vladimir Putin, dall’altra molti difendono l’autonomia dell’arte dalla politica.
A Firenze, le pressioni dell’opinione pubblica e delle istituzioni locali avevano spinto il teatro a rinunciare alla sua partecipazione. Roma, invece, sembra aver scelto una linea diversa, confermando l’appuntamento e puntando tutto sul valore artistico della performance.

Chi è Svetlana Zakharova
Nata a Lutsk, in Ucraina, ma cittadina russa, Svetlana Zakharova è il simbolo del balletto classico contemporaneo. Étoile del Teatro Bolshoi di Mosca e legata da un lungo rapporto artistico con l’Italia (è stata la prima ballerina russa a ricevere il titolo di Étoile del Teatro alla Scala di Milano), la sua carriera è costellata di successi mondiali.
Tuttavia, il suo passato come deputata alla Duma con il partito di Putin e le sue posizioni pubbliche l’hanno resa un bersaglio dei movimenti pro-Ucraina, che vedono la sua presenza in Italia come un’operazione di “soft power” culturale da parte della Russia.

Un nodo irrisolto
La tappa romana della Zakharova promette di essere un evento sold-out, ma anche un presidio di opinioni contrapposte. È possibile scindere l’esecuzione sublime di un movimento coreutico dalle convinzioni politiche di chi lo esegue? Può la danza restare un linguaggio universale e neutrale in tempi di guerra?

Mentre il sipario si prepara ad alzarsi a Roma, queste domande restano senza una risposta univoca, confermando come oggi, più che mai, il palcoscenico sia diventato uno spazio in cui l’estetica e l’etica si scontrano inevitabilmente.

EAL@

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