ma una profonda affinità elettiva nata anni fa. Ricordo ancora i primi scambi di vedute sulla funzione del segno e sulla responsabilità dell’artista. La nostra amicizia si è consolidata in una condivisione silenziosa : l’arte intesa come scavo interiore.
Elsa veniva spesso a trovarmi a Bari, stringendo un legame profondo anche con mia madre; un dettaglio che spiega perché la Torcular non sia stata solo una casa editrice d’eccellenza, ma un crocevia di umanità. Oltre le collaborazioni con giganti come De Chirico, Picasso o Dalí, ciò che rendeva speciale quel ‘mito indimenticabile’ era la trama di affetti che lei sapeva tessere.
Come ha giustamente osservato Paolo Wagher (PWG@), che ha colto con lucidità la tensione sottesa al mio discorso pur non conoscendone inizialmente ogni dettaglio, questo legame aggiunge un tassello di calore umano alla storia ufficiale dell’arte e dell’editoria italiana.
PVL@

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