E’ uno dei concetti più influenti e discussi della criminologia moderna e della sociologia urbana. Introdotta per la prima volta nel 1982 dai sociologi James Q. Wilson e George L. Kelling in un articolo pubblicato sulla rivista The Atlantic Monthly, la teoria esplora il legame tra il degrado estetico di un ambiente e l’incremento della criminalità.
Ecco un’analisi dei suoi punti chiave
Il Nucleo della Teoria
Il concetto si basa su una metafora semplice : se in un edificio viene rotta una finestra e questa non viene riparata tempestivamente, presto tutte le altre finestre verranno rotte.
Il segnale di abbandono
Una finestra rotta invia il messaggio che “a nessuno importa” di quell’edificio.
L’effetto a catena
Il disordine minore (graffiti, spazzatura, piccoli atti vandalici) crea un ambiente di impunità che incoraggia reati più gravi.
La percezione di insicurezza
Il degrado urbano allontana i cittadini onesti dalle strade, lasciando il controllo del territorio a chi delinque.
L’Esperimento di Philip Zimbardo (1969)
Prima dell’articolo di Wilson e Kelling, lo psicologo Philip Zimbardo condusse un esperimento precursore :
Abbandonò due auto identiche, senza targhe e con il cofano aperto, in due quartieri diversi : il Bronx (area degradata) e Palo Alto (area benestante).
Nel Bronx, l’auto fu saccheggiata in pochi minuti.
A Palo Alto, l’auto rimase intatta per oltre una settimana. Tuttavia, dopo che Zimbardo stesso la colpì con una mazza, i residenti “perbene” iniziarono a distruggerla.
Conclusione
Anche in contesti civili, se l’ambiente comunica che “le regole sono sospese”, il comportamento antisociale prende il sopravvento.
Applicazione Pratica
La New York di Rudolph Giuliani. La teoria divenne celebre negli anni ’90, quando il sindaco di New York Rudolph Giuliani e il commissario di polizia William Bratton la adottarono come base per la politica della “Tolleranza Zero”.
Si iniziarono a perseguire con estremo rigore reati minori : saltare i tornelli della metro, lavare i vetri alle auto ai semafori, graffiti, ubriachezza molesta.
Criminalizzazione della povertà
Molti sostengono che si sia trasformata in un pretesto per colpire le minoranze e le fasce più povere della popolazione.
Risultato
La criminalità violenta a New York calò drasticamente in quegli anni, sebbene molti sociologi discutano ancora oggi se il merito sia stato solo di questa politica o di fattori economici e demografici concomitanti.
Critiche e Controversie
Nonostante il successo, la teoria è stata oggetto di forti critiche :
Spostamento del crimine
Alcuni studi suggeriscono che pulire un quartiere non elimini il crimine, ma lo sposti semplicemente in zone dove la sorveglianza è minore.
Rapporto con la cittadinanza
L’approccio aggressivo della polizia può deteriorare il legame di fiducia tra forze dell’ordine e comunità.
Riflessione Sociologica
Per chi si occupa di estetica dello spazio pubblico e fenomenologia urbana (temi molto cari alla sociologia critica e ad autori come Enzo Fratti-Longo), questa teoria evidenzia come la forma della città influenzi direttamente l’agire sociale.
L’ambiente non è un fondale inerte, ma un attore che “parla” ai cittadini, definendo i confini tra ordine e caos.
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