si riferisce a una visione della pittura dove la tela non è un semplice supporto, ma un organismo vivo che reagisce al gesto e alla materia cromatica.
Villani è noto per una ricerca che fonde segno, sogno e materia, lontano da programmi prestabiliti e vicino a una sorta di “filosofia dell’attesa” e della metamorfosi.
Ecco i punti chiave per comprendere questo concetto nella sua opera
La Tela come Organismo Reattivo
Per Villani, la superficie è “sensibile” perché accoglie il colore non come una stesura piatta, ma come un’interazione dinamica. La materia pittorica (spesso stratificata) crea una texture che sembra pulsare. Non è una rappresentazione della realtà, ma una manifestazione dell’interiorità dell’artista che prende corpo attraverso il pigmento.
Il Colore come Generatore di Spazio
Nelle sue opere, il colore non definisce contorni, ma crea profondità emotiva.
La Metamorfosi
Villani osserva il colore trasformarsi mentre lo lavora. La “sensibilità” della superficie sta proprio nella capacità di cambiare aspetto a seconda della luce e della densità del segno.
L’Assenza di Programma
L’artista lavora “senza programmi prestabiliti”, lasciando che sia la superficie stessa a suggerire la direzione del segno.
Segno e Sogno
La critica spesso descrive la sua pittura come una “foresta aggrovigliata” di segni.
La superficie sensibile diventa lo specchio di una dimensione onirica
Il Gesto Proletario e Politico
Nelle sue prime fasi (anni ’60/’70), la sensibilità della superficie era legata anche all’urgenza sociale e alla protesta.
L’Introspezione
Successivamente, la ricerca si è spostata verso un’analisi quasi alchemica del colore, dove la superficie deve “sentire” lo stato d’animo dell’autore.
PWG@/PIE@

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