Tano Festa (1938–1988) non è stato solo un esponente della Pop Art italiana, ma un artista che ha saputo fondere l’avanguardia americana con la profondità della storia dell’arte rinascimentale.
La Scuola di Piazza del Popolo
Insieme a Mario Schifano e Franco Angeli, Festa formò il nucleo della cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo”. Il loro quartier generale era il Caffè Rosati a Roma. A differenza della Pop Art di Andy Warhol, quella di Festa non celebrava il consumismo, ma scavava nella memoria e nei simboli della città eterna.
Le Opere Iconiche
I Monocromi
All’inizio degli anni ’60, Festa si concentra su superfici piane, spesso solcate da listelli di legno che creano una griglia geometrica.
Gli Oggetti (Persiane, Porte, Specchi)
Trasforma elementi quotidiani in icone metafisiche. La sua “Persiana” non è un oggetto d’arredo, ma una soglia tra il vedere e il non vedere.
Il Dialogo con Michelangelo
Celebre è la sua serie La Creazione dell’Uomo, dove isola dettagli della Cappella Sistina reinterpretandoli con colori piatti e contorni decisi, proiettandoli nel presente.
La Fragilità e il “Mal di Roma”
La sua vita fu segnata da un’inquietudine profonda e da un uso autodistruttivo di sostanze, che riflettevano il clima febbrile e talvolta cinico della Roma degli anni ’70 e ’80. La sua morte prematura nel 1988 chiuse una stagione irripetibile.
La Rivalutazione Contemporanea
Oggi Festa è considerato un pilastro del Novecento. Il mercato ha riconosciuto il valore delle sue intuizioni:
Critica
Viene studiato come il punto di giunzione tra il Nouveau Réalisme e il Concettualismo.
Mercato
Le sue quotazioni sono in costante ascesa, con una forte domanda per le opere degli anni ’60 (il suo periodo d’oro).
Nota di approfondimento
Festa diceva spesso: “Per un artista americano, l’oggetto è un prodotto di consumo; per me, l’oggetto è un pezzo di storia.”
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