A fine novembre, in Thailandia, è accaduto qualcosa di talmente incredibile da sembrare una leggenda metropolitana : una donna di 65 anni è stata scoperta viva dentro una bara poco prima di essere cremata in un tempio buddista nei dintorni di Bangkok. 

Tutto è iniziato quando la donna che da circa due anni era allettata a causa di gravi problemi di salute ha smesso di respirare, o almeno così è sembrato alla sua famiglia. Dopo che le sue condizioni erano peggiorate, il fratello l’ha avvolta in un lenzuolo, l’ha sistemata nella bara e ha intrapreso un lungo viaggio di circa 500 chilometri dalla provincia di Phitsanulok fin verso la capitale per il rito funebre. 

L’ultimo passo prima del grande passo

La famiglia intendeva onorare il suo desiderio di donare gli organi, e per questo aveva prima provato a portarla in un ospedale, senza però ottenere un certificato di morte ufficiale. Senza quel documento, né l’ospedale né il tempio buddista potevano accettare la salma per il rito. 

Arrivati al Wat Rat Prakhong Tham, un tempio nella provincia di Nonthaburi, il personale stava per prepararla alla cremazione quando sorprendentemente si è udito un leggero bussare dall’interno della bara. 

Un colpo al cuore dell’incredulità

Il direttore del tempio, Pairat Soodthoop, ha subito ordinato di aprire la cassa di legno. Ciò che è emerso ha lasciato tutti senza parole: la donna apriva gli occhi e muoveva le braccia. 

Immediatamente è stata chiamata un’ambulanza e trasportata all’ospedale più vicino, dove i medici hanno poi diagnosticato un caso grave di ipoglicemia una condizione che può far sembrare una persona priva di vita escludendo che abbia subito un arresto cardiaco o respiratorio. 

Una riflessione oltre l’incredibile

Questa storia, oltre al suo elemento quasi surreale, solleva domande profonde su come definiamo la morte, sul ruolo della medicina e sull’importanza dei controlli clinici prima di rituali estremi come la cremazione.

In un’epoca in cui la tecnologia medica e le pratiche funebri sono sempre più avanzate, episodi come questo ci ricordano quanto sottile possa essere il confine tra vita e morte e quanto sia fondamentale non abbassare mai la guardia quando si tratta di verifica clinica e rispetto per chi sta attraversando una fase così delicata dell’esistenza.

RED@

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