Piero Villani


La tragedia di Anguillara Sabazia . Storia di una strage pregna di estrema cattiveria

La tragedia di Anguillara Sabazia .

Storia di una strage pregna di estrema cattiveria

Quando una tragedia come quella di Anguillara Sabazia si consuma, l’analisi sociologica ci aiuta a capire come il dolore individuale si scontri con una struttura sociale che spesso non sa come accogliere chi è “rimasto”.

Insieme al dramma privato, emerge quella che potremmo definire una “colpa per associazione”, un fenomeno che trasforma i familiari di un colpevole in vittime secondarie di un meccanismo di esclusione spietato.

La Sociologia del Dolore e della Gogna

Il suicidio dei genitori di Carlomagno può essere letto attraverso diverse chiavi interpretative :

L’Identità Devastata dallo Stigma

Sociologicamente, lo stigma non colpisce solo chi commette il reato, ma si estende come una macchia d’olio (stigma per estensione).

In una comunità piccola o mediamente coesa, il nome della famiglia diventa sinonimo dell’atto compiuto dal figlio.

Per persone che hanno vissuto con dignità, il passaggio da “cittadini stimati” a “genitori del mostro” è un trauma identitario che annulla ogni prospettiva di vita.

La Solitudine delle “Vittime Collaterali”

Esiste un vuoto istituzionale e sociale. Mentre per le vittime di femminicidio (giustamente) si attivano reti di solidarietà, i familiari dei colpevoli restano in una terra di nessuno.

Nessuno sa come consolarli, e loro stessi spesso sentono di non avere il diritto di ricevere conforto, chiudendosi in un isolamento che diventa fatale.

L’Urto del Rumore Mediatico

Come osserva spesso la fenomenologia critica, la società dello spettacolo tende a cannibalizzare il dolore.

Il “silenzio” che sarebbe necessario per elaborare il trauma viene sostituito dal rumore delle telecamere e dei commenti social, che trasformano una tragedia privata in un tribunale permanente.

La Dignità come Ultimo Atto di Resistenza

La scelta di togliersi la vita può essere interpretata non solo come una resa, ma come l’estremo tentativo di riprendere il controllo su un’esistenza che era diventata preda del giudizio altrui.

È un paradosso tragico : per preservare un’idea di dignità che sentivano ormai irrimediabilmente compromessa, hanno scelto il silenzio definitivo.

“La vita deve restare vita”, significa che la società dovrebbe essere capace di separare le responsabilità individuali dal destino dei familiari, offrendo loro una via d’uscita che non sia l’oblio o la morte.

Questa vicenda solleva domande pesantissime su quanto siamo capaci, come collettività, di gestire l’orrore senza produrre altre vittime.

avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

Published by


Lascia un commento