Il gaslighting
rappresenta una forma sottile e distruttiva di manipolazione psicologica che mira a far dubitare la vittima della propria percezione della realtà.
In questo processo, il manipolatore distorce i fatti o nega eventi realmente accaduti per indurre l’altro in uno stato di confusione e insicurezza profonda.
Questa dinamica
si manifesta spesso attraverso frasi che sminuiscono l’esperienza altrui, come la classica accusa di essere troppo sensibili o di immaginare cose mai dette.
L’obiettivo finale è l’erosione sistematica dell’autostima, portando chi subisce il trattamento a dipendere psicologicamente dal proprio aguzzino per definire ciò che è vero.
Si tratta di una violenza invisibile
che non lascia segni fisici, ma che agisce sulla struttura stessa dell’identità personale.
Riconoscerlo è il primo passo fondamentale per riappropriarsi della propria narrazione e della propria stabilità emotiva.
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Il gaslighting viene descritto come una forma di manipolazione psicologica estremamente sottile e distruttiva, capace di minare le fondamenta stesse della percezione individuale.
Attraverso la distorsione sistematica dei fatti o la negazione della realtà, il manipolatore induce la vittima in uno stato di profonda confusione e insicurezza.
Questa dinamica si nutre di frasi che sminuiscono l’esperienza dell’altro, portando chi subisce l’abuso a dubitare dei propri sensi e della propria memoria.
L’erosione dell’autostima è l’obiettivo finale di questa violenza invisibile, che mira a creare una dipendenza psicologica totale verso l’aguzzino.
Riconoscere questo processo è essenziale per difendere la propria identità e riappropriarsi di una narrazione autentica del proprio vissuto.
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