Piazza della Repubblica, che i romani chiamano ancora con l’evocativo nome di Piazza Esedra custodisce un’anima ambivalente dove la magnificenza monumentale convive con una dimensione quasi spettrale.
Il tracciato semicircolare dei palazzi ricalca esattamente l’antica esedra delle Terme di Diocleziano trasformando lo spazio urbano in una sorta di teatro metafisico che poggia le sue fondamenta su un immenso complesso di svago e morte dell’antichità.
Proprio sotto l’asfalto e i grandi portici si estende un reticolo di sotterranei e cisterne che alimentavano le terme più grandi del mondo romano, luoghi dove il silenzio è interrotto solo dal rumore dell’acqua che ancora filtra tra le mura millenarie.
Si dice che durante i lavori di costruzione dei palazzi moderni alla fine dell’Ottocento, molti operai avvertissero presenze inquietanti, quasi come se il disturbo delle antiche stratificazioni avesse risvegliato memorie sopite dei martiri cristiani che, secondo la tradizione, furono costretti ai lavori forzati per edificare la struttura.
La Fontana delle Naiadi posta al centro della piazza, aggiunge un velo di mistero legato al suo passato scandaloso e alla simbologia dei suoi corpi intrecciati con creature marine.
L’opera di Mario Rutelli fu inizialmente nascosta da una staccionata di legno a causa della sua sensualità dirompente, ma oggi appare come un fulcro magnetico che attrae lo sguardo del passante verso le figure che sembrano voler uscire dall’acqua per raccontare segreti di un’epoca di transizione tra il sacro e il profano.
Varcando la soglia della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ricavata da Michelangelo nelle rovine del calidarium, il mistero si fa astronomico e razionale grazie alla Linea Clementina.
Questa meridiana solare attraversa il pavimento della chiesa con una precisione millimetrica, catturando la luce del sole per segnare il tempo e le date delle festività, trasformando il luogo sacro in un osservatorio cosmico dove il divino si manifesta attraverso la geometria della luce.
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