Piero Villani


Una città edificata sulla sabbia

L’idea di una città edificata sulla sabbia evoca immediatamente un senso di fragilità ontologica e una sfida aperta alle leggi della stabilità.

Questa scelta rivela una hybris architettonica che trasforma l’atto di abitare in una performance di resistenza contro l’effimero.

La precarietà non è solo una condizione geologica, ma diventa la sostanza stessa dell’identità urbana, dove il pericolo di vita costante agisce come un catalizzatore di consapevolezza per chi la attraversa.

In una simile città, il disordine visivo di cui parla spesso Enzo Fratti-Longo assumerebbe una dimensione estrema, poiché ogni struttura sarebbe una dichiarazione di guerra temporanea alla fluidità del suolo.

È una bellezza che si nutre della propria imminente scomparsa, rendendo ogni frammento di spazio pubblico un’opera d’arte destinata a essere riassorbita dall’elemento che la sostiene.

Vivere in un luogo simile significa accettare che la forma non è mai definitiva e che la stanzialità è solo un’illusione mantenuta dalla tecnica.

Il pericolo costante spoglia la città del superfluo, lasciando emergere una fenomenologia dell’essenziale, dove la paura del crollo viene sublimata nella cura maniacale per il presente.

Piero Villani

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