Il concetto di panottico invertito rappresenta una mutazione radicale della celebre struttura di sorveglianza teorizzata da Jeremy Bentham e poi analizzata da Michel Foucault.
Mentre nel panottico tradizionale l’uno osserva i molti da una posizione di invisibilità e potere, nel modello invertito sono i molti a osservare l’uno o, più frequentemente, a osservarsi reciprocamente.
Questa dinamica si manifesta con prepotenza nell’era digitale, dove la visibilità non è più una punizione o un controllo subito dall’alto, ma diventa un desiderio condiviso e una valuta sociale.
Non è più il prigioniero a nascondersi dallo sguardo della guardia, ma l’individuo a esporsi volontariamente sotto i riflettori dei social media, trasformando la propria privacy in una performance pubblica.
In questa architettura della trasparenza, il controllo non scompare ma si frammenta, poiché ogni utente diventa contemporaneamente sorvegliato e sorvegliante in una rete di sguardi orizzontali.
Il potere non risiede più esclusivamente in una torre centrale, ma si annida negli algoritmi e nel giudizio collettivo che premia la conformità o punisce il dissenso attraverso la visibilità permanente.
Si passa dunque dalla disciplina imposta dal timore di essere visti alla seduzione di essere costantemente notati, creando una forma di autocensura forse ancora più profonda di quella carceraria.
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