Piero Villani


L’indifferenza

L’indifferenza si manifesta come una zona grigia dell’anima dove la percezione dell’altro sbiadisce fino a diventare irrilevante per la nostra coscienza.

Questa condizione di anestesia morale non colpisce solo il singolo individuo ma si estende alle strutture collettive, rendendo le società incapaci di reagire di fronte alla sistematica violazione dei diritti umani.

Il pericolo risiede nella normalizzazione dell’orrore, un processo lento e impercettibile che trasforma l’eccezione violenta in un’abitudine accettabile e quotidiana.

Chi sceglie di non vedere o di non prendere posizione contribuisce a costruire un’architettura di esclusione in cui il razzismo non è più un atto isolato, ma una struttura portante della convivenza civile.

In questa dinamica, la vittima subisce una doppia violenza: la prima è l’abuso diretto, mentre la seconda è il silenzio assordante di chi circonda la scena del sopruso.

Questo vuoto pneumatico di solidarietà è ciò che permette alle ideologie discriminatorie di prosperare, poiché l’assenza di dissenso viene letta dai carnefici come una forma di tacita approvazione.

La “catena del male” si fortifica attraverso la delega della responsabilità, quando ognuno di noi pensa che debba essere qualcun altro a intervenire o a protestare.

Questa frammentazione del dovere civico dissolve il legame sociale e trasforma la comunità in un insieme di spettatori isolati, prigionieri di un egoismo che funge da scudo contro il disagio morale di dover agire.

Per invertire questa tendenza è necessario riscoprire la dimensione della presenza e dell’ascolto come atti sovversivi contro la dittatura dell’apatia globale.

Soltanto restituendo un volto e una storia a chi è stato reso invisibile dall’indifferenza possiamo sperare di smantellare quelle barriere mentali che precedono sempre la costruzione di barriere fisiche e sociali.

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