La violenza programmata non nasce mai da un impulso improvviso ma si nutre di una fredda architettura logica che trasforma l’orrore in un metodo operativo.
Essa si manifesta come una geometria del dolore in cui l’aggressione perde ogni traccia di passionalità per diventare puro calcolo burocratico o ideologico.
In questo scenario l’altro smette di essere un individuo per ridursi a un obiettivo da neutralizzare o a un ostacolo da rimuovere secondo un piano prestabilito.
La pianificazione agisce come un anestetico morale poiché la segmentazione delle responsabilità e l’efficienza tecnica permettono di ignorare il peso etico delle proprie azioni.
Esiste una sottile crudeltà nel vedere come la ragione umana possa essere piegata alla costruzione di sistemi distruttivi tanto complessi quanto spietati.
La programmazione trasforma la violenza in una funzione di stato o in una strategia di controllo che non cerca la catarsi ma la persistenza di un potere che si autoalimenta attraverso la paura scientificamente distribuita.
avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”
Lascia un commento