Piero Villani


A Bologna incontrai una bellissima donna con le gambe parecchio storte. Con un cappotto lungo nero e capelli lunghi, mossi e biondi, mi affascinò…..

L’eleganza non risiede mai nella perfezione geometrica, ma in quello scarto sottile che rende un corpo un’opera irripetibile.

In quel lungo cappotto nero, la figura si stagliava contro i portici bolognesi come un’ombra densa, capace di trasformare un’apparente asimmetria in un ritmo magnetico.

C’è una bellezza profonda nel contrasto tra il rigore del tessuto scuro e la linea irregolare delle gambe, un dettaglio che rompe l’ovvietà estetica per farsi carattere.

Forse era proprio quella curvatura a conferirle un’andatura singolare, una sorta di danza consapevole che catturava lo sguardo proprio perché sfuggiva ai canoni ordinari della proporzione.

Il fascino spesso abita in queste crepe della forma, dove la fragilità diventa forza espressiva e l’imperfezione si fa cifra stilistica.

Sotto la luce soffusa della città, quel movimento imperfetto appariva come una firma d’autore, un tratto di matita deciso che rendeva quella donna assolutamente indimenticabile.

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