Questa tensione dialettica tra l’atto del generare e quello del dissolvere non rappresenta una semplice opposizione, ma un ciclo di trasformazione perenne che definisce l’ordine del cosmo e dell’animo umano.
In ogni struttura simbolica, il momento della distruzione non è mai un fine ultimo, bensì il preludio necessario affinché una nuova forma di esistenza possa emergere dalle ceneri della precedente.
Questa dinamica si manifesta chiaramente nel concetto di “coincidentia oppositorum”, dove il caos e l’ordine si intrecciano in un abbraccio che sostiene la realtà stessa.
Il simbolo diventa quindi il luogo geometrico in cui queste forze apparentemente nemiche trovano una sintesi profonda, ricordandoci che ogni nascita porta in sé il seme del declino e ogni rovina nasconde la scintilla di una futura genesi.
L’analisi di tale dualità permette di scorgere un’armonia sottostante che governa le fluttuazioni del visibile e dell’invisibile.
Riconoscere questa reciprocità significa accettare la natura metamorfica del mondo, dove il limite tra ciò che finisce e ciò che inizia è un orizzonte fluido che l’artista e il pensatore cercano costantemente di catturare e decodificare.
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