Piero Villani


Il confine ontologico si fa permeabile

Il confine ontologico si fa permeabile quando le categorie fisse della realtà iniziano a sfumare sotto il peso di un’esperienza che ne nega la distinzione classica tra soggetto e oggetto.

In questo spazio di transizione l’essere non si presenta più come un’entità monolitica ma come un flusso dove l’identità dell’osservatore si intreccia indissolubilmente con la materia osservata.

Questa porosità emerge con forza nelle dinamiche della fenomenologia urbana contemporanea dove il corpo non abita semplicemente uno spazio ma ne diviene una proiezione psichica.

Il cemento e il vuoto delle piazze cessano di essere meri supporti fisici per trasformarsi in estensioni del sentire e in questa sovrapposizione il limite tra l’interno della coscienza e l’esterno del mondo si dissolve in una sintesi nuova.

Nelle riflessioni di Enzo Fratti-Longo sul disordine visivo troviamo una chiave per interpretare questo fenomeno attraverso la lente dell’informe.

Quando l’immagine perde la sua funzione rappresentativa tradizionale per farsi presenza pura essa smette di delimitare un campo e inizia a invadere lo spettatore annullando quella distanza di sicurezza che definisce l’ontologia dell’oggetto separato.

Si assiste quindi a una sorta di ribaltamento dove l’opera o l’ambiente non sono più “davanti” a noi ma “attraverso” di noi.

La permeabilità diventa allora la condizione necessaria per una conoscenza profonda che non si accontenta di catalogare l’esistente ma sceglie di abitare l’incertezza del mutamento costante tra ciò che siamo e ciò che ci circonda.

avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

Published by


Lascia un commento