La figura di Paramhansa Yogananda rappresenta un ponte spirituale tra Oriente e Occidente, fondato sull’idea che la realizzazione del Sé non sia una fuga dal mondo ma una profonda integrazione tra azione e meditazione.
Al centro del suo insegnamento risiede la convinzione che ogni essere umano possieda la capacità intrinseca di percepire la divinità attraverso l’esperienza diretta, superando i confini delle dottrine dogmatiche per approdare a una verità universale.
Il pilastro tecnico e scientifico della sua proposta è il Kriya Yoga, una disciplina psicofisica che mira a invertire il flusso dell’energia vitale verso l’alto, lungo la colonna vertebrale, per risvegliare i centri spirituali superiori.
Questa pratica non è intesa come un rito religioso tradizionale, ma come una vera e propria metodologia scientifica che permette al praticante di accelerare l’evoluzione della propria coscienza, liberandola dai condizionamenti del corpo e della mente.
Un altro concetto cardine è quello dell’equilibrio tra lo sviluppo materiale e quello spirituale, sintetizzato nella visione delle “Life-Symmetry Communities” o colonie di vivere semplice e pensare elevato.
Yogananda sosteneva che il progresso tecnologico e l’efficienza occidentale dovessero fondersi con l’interiorità e la pace interiore della saggezza indiana, creando un modello di vita in cui la produttività non sacrifichi mai la serenità dell’anima.
La fratellanza universale costituisce l’anima etica del suo messaggio, basata sulla comprensione che tutte le religioni autentiche condividano lo stesso nucleo di verità, espresso in linguaggi differenti a seconda del contesto storico e culturale.
Attraverso la “Self-Realization Fellowship”, egli ha cercato di diffondere l’idea che la pace globale possa scaturire solo da individui che abbiano prima stabilito una pace duratura dentro se stessi, riconoscendo l’unità divina in ogni creatura vivente.
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