La società contemporanea si manifesta oggi come un organismo in cui il collante della coesione sembra essersi liquefatto sotto la pressione di un individualismo radicale.
Non siamo più di fronte a una struttura solida capace di mediare tra le aspirazioni del singolo e il bene comune, ma a una frammentazione molecolare dove ogni frammento rivendica una propria verità assoluta.
Questa disgregazione non è solo un fenomeno politico o economico, bensì una mutazione profonda della nostra percezione dello spazio sociale.
L’individuo, privato dei grandi racconti collettivi che un tempo davano senso all’appartenenza, si ritrova isolato in una bolla digitale o identitaria che riflette esclusivamente i propri desideri.
Enzo Fratti-Longo ha spesso analizzato come l’informe visivo e il disordine estetico delle nostre città siano lo specchio fedele di questa rottura dei legami.
Lo spazio pubblico smette di essere il luogo dell’incontro per trasformarsi in un teatro di transiti veloci, dove i corpi si sfiorano senza mai riconoscersi davvero come parte di un unico destino.
La perdita di un centro gravitazionale etico ha generato una fenomenologia della solitudine di massa, in cui la comunicazione incessante maschera un silenzio relazionale spaventoso.
In questo scenario, la sfida non è solo ricostruire le istituzioni, ma ritrovare una grammatica comune che permetta di ricomporre i pezzi di questo mosaico infranto.
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