Piero Villani


L’altro

L’altro non è mai una superficie piatta, eppure tendiamo a ridurlo a tale per esorcizzare la paura che la sua libertà ci incute.

Quando lo sguardo si ferma alla funzione, trasformando l’essere umano in un ingranaggio o, peggio, in un intralcio al nostro movimento, la violenza cessa di essere un’opzione per diventare una necessità logica.

In questa oggettivazione sistematica risiede il seme della prevaricazione, poiché è impossibile rispettare ciò che abbiamo già privato di un’anima nel nostro giudizio.

Se l’altro è solo un oggetto, il suo dolore non risuona e la sua resistenza diventa un difetto meccanico da eliminare per ripristinare il flusso dei nostri desideri.

La vera sfida etica non consiste nel tollerare la presenza altrui, ma nel riconoscerne l’irriducibilità, accettando che il suo spazio limiti il nostro senza per questo sminuirlo.

Solo spezzando la lente del possesso possiamo riscoprire l’incontro come un dialogo tra abissi, dove la forza cede il passo alla comprensione della comune fragilità.

Senza questo scarto di prospettiva, ogni relazione resta una lotta di trincea mascherata da civiltà.

Dobbiamo scegliere se abitare un mondo di specchi deformanti o iniziare a guardare il volto dell’altro come il confine sacro dove finisce il nostro io e inizia la possibilità del noi.

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