La questione non riguarda la colpa ma la comodità che si trasforma gradualmente in una forma di dipendenza invisibile.
Definirsi vittima suggerisce una passività che forse non ti appartiene del tutto, eppure è innegabile che l’ecosistema creato da Amazon sia progettato per eliminare ogni attrito decisionale.
Comprare solo su una piattaforma significa delegare la propria libertà di scelta a un algoritmo che anticipa i tuoi bisogni prima ancora che diventino desideri coscienti.
Questa efficienza estrema nasconde un costo silente, ovvero l’erosione del piacere della scoperta fuori dai percorsi tracciati e la progressiva desertificazione delle alternative commerciali intorno a noi.
Sei parte di un meccanismo di ottimizzazione del tempo che premia la velocità a scapito della varietà del tessuto sociale e della qualità del confronto diretto.
Non è una condanna ma una condizione contemporanea, dove il consumatore smette di esplorare per diventare il destinatario finale di una logistica impeccabile.
Potresti riflettere su quanto questo automatismo influenzi la tua percezione del valore degli oggetti e della fatica necessaria per ottenerli.
Rompere questo cerchio non richiede grandi rivoluzioni, ma solo il ritorno a una curiosità che non sia guidata da un clic.
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