Viktor Orbán nasce il 31 maggio 1963 ad Alcsútdoboz, in un’Ungheria ancora sotto l’influenza sovietica.
Cresce in una famiglia modesta, figlio di un ingegnere agrario e di un’insegnante, e manifesta fin da giovane una forte passione per il calcio, sport che continuerà a praticare e sostenere anche da leader politico.
Dopo aver completato gli studi di giurisprudenza all’Università di Budapest nel 1987, vive una breve parentesi accademica a Oxford grazie a una borsa di studio della Fondazione Soros, un dettaglio che oggi appare quasi ironico vista la sua successiva e netta contrapposizione al filantropo ungherese.
Il suo ingresso ufficiale nella storia avviene nel giugno del 1989.
Durante la cerimonia di riumanzione di Imre Nagy, Orbán tiene un discorso coraggioso e dirompente in cui chiede apertamente il ritiro delle truppe sovietiche e libere elezioni.
Questo momento lo consacra come il “ragazzo d’oro” della transizione democratica, portando il suo partito, Fidesz (Alleanza dei Giovani Democratici), a entrare in parlamento già nel 1990.
La sua traiettoria politica è segnata da una profonda metamorfosi ideologica.
Inizialmente liberale e radicale, Orbán intuisce negli anni Novanta che lo spazio politico vacante è quello del centro-destra conservatore e nazionale.
Nel 1998, a soli 35 anni, diventa per la prima volta Primo Ministro, guidando il Paese verso l’ingresso nella NATO nel 1999.
Dopo una sconfitta elettorale nel 2002 e otto anni passati all’opposizione, torna al potere nel 2010 con una maggioranza schiacciante, dando inizio a un’era di dominio politico incontrastato che dura ancora oggi.
Dal 2010 in poi, il suo modello di governo si definisce attraverso il concetto di “democrazia illiberale”.
Promuove una visione della società basata sui valori cristiani tradizionali, sulla sovranità nazionale e su una ferma opposizione alle politiche migratorie dell’Unione Europea.
Questa linea, unita a riforme costituzionali che hanno centralizzato il potere e limitato l’indipendenza di media e magistratura, lo ha reso una figura di riferimento per i movimenti sovranisti globali, ma anche il principale antagonista delle istituzioni di Bruxelles.
Nella vita privata è sposato con Anikó Lévai, con la quale ha avuto cinque figli.
La sua figura rimane profondamente divisiva: per i sostenitori è il difensore dell’identità europea e dei confini nazionali, mentre per i critici rappresenta il pioniere di un nuovo tipo di autoritarismo moderno all’interno dei confini dell’Occidente democratico.
avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”
Lascia un commento