Piero Villani


Paul Sweezy

Paul Sweezy rappresenta una delle figure più lucide e rigorose nel panorama del pensiero marxista statunitense del ventesimo secolo.

La sua analisi si distacca dalla rigidità dogmatica per affrontare la metamorfosi del capitalismo moderno, identificando nel passaggio dalla libera concorrenza al dominio dei monopoli il punto di svolta cruciale per comprendere l’economia contemporanea.

Il suo contributo fondamentale, formulato insieme a Paul Baran in “Il capitale monopolistico”, delinea un sistema dove il problema non è più la scarsità, ma l’incapacità di assorbire il surplus economico generato dalla produzione.

Questa eccedenza, se non reinvestita o consumata, conduce inevitabilmente a una stagnazione cronica che il sistema tenta di contrastare attraverso la spesa militare, l’espansione dell’apparato pubblicitario e, in ultima istanza, la finanziarizzazione estrema.

Sweezy ha saputo guardare oltre i confini accademici fondando la rivista Monthly Review, trasformandola in un laboratorio di critica sociale capace di influenzare generazioni di intellettuali e attivisti in tutto il mondo.

La sua prosa, sempre asciutta e priva di compiacimenti retorici, riflette la convinzione che la chiarezza dell’analisi sia il primo passo necessario per qualsiasi reale trasformazione politica e sociale.

Oggi la sua eredità intellettuale appare sorprendentemente attuale nel descrivere le fragilità di un’economia globale dominata da giganti tecnologici e bolle speculative.

Il suo pensiero ci invita a considerare la crisi non come un evento accidentale, ma come una caratteristica strutturale di un modello che ha smarrito il legame con i bisogni concreti della collettività.

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