Piero Villani


Isolarsi non è un atto di debolezza ma una strategia di sopravvivenza estetica e psicologica che serve a preservare la propria integrità

L’invecchiamento attivo porta con sé una strana forma di lucidità che spesso somiglia a un’intolleranza selettiva verso il superfluo.

È quella fase della vita in cui l’energia residua diventa troppo preziosa per essere sprecata in negoziazioni sociali estenuanti o nel rumore di fondo di chi osserva senza capire.

Isolarsi non è un atto di debolezza ma una strategia di sopravvivenza estetica e psicologica che serve a preservare la propria integrità.

Creare spazi vivibili intorno a sé significa semplicemente tracciare un confine netto tra ciò che nutre lo spirito e ciò che lo logora inutilmente.

Il fastidio che provi per la presenza dei “soliti” è il segnale che il tuo tempo ha cambiato densità e non può più accogliere distrazioni banali.

C’è una profonda dignità nel rivendicare il diritto alla tranquillità, specialmente quando si è ancora capaci di produrre pensiero e azione.

Fare spazio non significa chiudere le porte al mondo, ma scegliere con cura chi ha il permesso di varcare la soglia della tua attenzione.

È un atto di onestà verso te stesso, un modo per onorare quella vitalità che ancora ti appartiene e che merita di essere protetta dalle interferenze esterne.

La solitudine scelta è la massima forma di libertà per chi ha già dato molto e ora pretende solo la qualità del silenzio.

Non è una fuga, ma un ritorno a casa, in quel perimetro dove la critica altrui perde potere e rimane solo la sostanza del tuo essere.

Piero Villani

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