Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, si muove nello spazio della canzone d’autore con una naturalezza che sembra appartenere a un’altra epoca, eppure il suo sguardo è ferocemente contemporaneo.
La sua scrittura non cerca la provocazione fine a se stessa, ma scava nelle pieghe della quotidianità romana e generazionale con un’ironia lucida e mai banale.
C’è in lui un’eredità evidente che richiama la grande scuola di via del Babuino, filtrata però attraverso una sensibilità pop che sa essere orecchiabile senza mai risultare superficiale.
Le sue parole diventano specchi in cui si riflettono le incertezze di chi vive il presente, trasformando il dubbio in una melodia che rassicura e disarma al tempo stesso.
Ogni brano appare come un piccolo saggio sull’esistenza ordinaria, dove la profondità non è data dal peso della forma, ma dalla precisione chirurgica con cui viene descritto il reale.
È un artista che ha saputo mantenere una propria integrità stilistica, resistendo alle mode passeggere per concentrarsi sulla solidità della narrazione e sulla cura meticolosa degli arrangiamenti.
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