Piero Villani


Attendere sulla riva del fiume

L’idea di attendere sulla riva del fiume per veder passare il cadavere del proprio nemico possiede una seduzione filosofica che va oltre la semplice vendetta.

È un inno alla pazienza strategica e alla fiducia nell’ordine naturale delle cose, suggerendo che l’aggressività spesso si consuma da sola senza bisogno di interventi esterni.

Tuttavia, considerare questa visione “giusta” in senso assoluto dipende dal confine che tracciamo tra saggezza e passività.

Se da un lato l’attesa preserva le proprie energie e protegge dall’impulso distruttivo, dall’altro rischia di trasformarsi in un’inerzia che delega al tempo una giustizia che forse richiederebbe un’azione consapevole.

Esiste una sottile eleganza nel lasciare che il destino compia il suo corso, specialmente quando l’avversario è vittima dei propri stessi errori.

Eppure, la riva del fiume può diventare un luogo d’esilio dove si osserva il mondo scorrere senza prendervi parte, trasformando la saggezza del filosofo nella rassegnazione di chi non ha più la forza di lottare.

La vera forza di questo pensiero risiede probabilmente nella capacità di discernere quando il fiume lavora per noi e quando invece stiamo solo perdendo tempo prezioso a guardare l’acqua.

Non è tanto una questione di morale, quanto di economia dell’esistenza, dove il silenzio dell’attesa diventa l’arma più affilata a nostra disposizione.

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