Piero Villani


Denis Kapustin

La figura di Denis Kapustin emerge come un enigma inquietante nelle pieghe del conflitto contemporaneo, incarnando quella fusione tra radicalismo ideologico e pragmatismo paramilitare che definisce le nuove zone d’ombra dell’Europa orientale.

Conosciuto anche con lo pseudonimo di Denis Nikitin, la sua traiettoria attraversa i confini della Russia e della Germania prima di stabilizzarsi in Ucraina, dove ha fondato il Corpo dei Volontari Russi (RDK).

Questa formazione si distingue per una missione paradossale: combattere il Cremlino dall’esterno per “liberare” la Russia, pur mantenendo una matrice ideologica profondamente legata al suprematismo e all’ultranazionalismo di destra.

Oltre il campo di battaglia, Kapustin ha saputo costruire un brand della militanza attraverso il marchio “White Rex”, trasformando l’estetica del combattimento e delle arti marziali in uno strumento di reclutamento e propaganda culturale.

Le sue azioni, come le incursioni armate nel territorio di confine russo a Briansk e Belgorod, non sono semplici operazioni tattiche, ma atti di una guerra psicologica che mira a scuotere la percezione di invulnerabilità dello Stato russo.

In questo scenario, la sua figura solleva interrogativi profondi sulla natura delle alleanze belliche, dove il nemico del proprio nemico diventa un attore necessario, seppur scomodo, in una lotta per la sopravvivenza nazionale che ridefinisce costantemente i limiti dell’etica politica.

avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

Published by


Lascia un commento