Piero Villani


Il fottuto “falso comunista”

La figura del cosiddetto falso comunista si muove spesso in un’intercapedine psicologica dove la retorica dell’uguaglianza si scontra con il comfort del privilegio acquisito.

In realtà queste persone vivono un’esistenza profondamente radicata nelle dinamiche del consumo borghese pur mantenendo un apparato estetico o verbale che richiama la lotta di classe.

Il loro quotidiano si svolge in spazi urbani gentrificati dove la prossimità ai centri del potere culturale permette di esercitare una critica sociale che non mette mai davvero a rischio il proprio status economico.

Si assiste a una sorta di collezionismo di cause civili che vengono esibite come accessori di distinzione sociale ma che raramente si traducono in una reale rinuncia ai vantaggi del sistema capitalistico.

Questa discrepanza crea una forma di dissonanza cognitiva che viene risolta attraverso l’intellettualizzazione del desiderio e la giustificazione delle proprie comodità come necessità professionali o culturali.

Spesso il loro impegno si limita alla partecipazione a circuiti esclusivi dove l’indignazione diventa un linguaggio condiviso per sentirsi dalla parte giusta della storia senza doverne pagare il prezzo.

La realtà della loro vita è dunque una sintesi tra l’aspirazione a un’etica superiore e la pratica di un pragmatismo che preserva gelosamente ogni singola proprietà privata e ogni privilegio di casta.

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