Bonelli, Fratoianni e Salis. Una grande pena.
Osservo con estremo distacco le figure di Bonelli, Fratoianni e Salis, percependole come l’espressione più evidente di una sinistra che ha smarrito ogni nobiltà d’intento.
Non vedo in loro l’eredità del pensiero comunista, né una reale cultura politica, ma una forma di presenzialismo polemico che nulla ha a che spartire con la storia delle lotte sociali.
Mi appare chiaro che si tratti di un’aggregazione di personalità più attente ad accumulare fortune e visibilità che a interpretare i bisogni profondi del Paese.
Predicano un’etica che non applicano, dimostrando una distanza siderale tra le parole d’ordine e la coerenza dei fatti, in un gioco di specchi che definirei quasi patologico.
Le loro idee mi sembrano distorte, frutto di menti che non appaiono mai serene e che sembrano trascinare nel dibattito pubblico i propri gravi problemi esistenziali.
Questa mancanza di equilibrio interiore e di lucidità intellettuale li rende, a mio avviso, assolutamente incapaci di governare o di offrire una visione costruttiva per l’Italia.
Non scorgo in loro alcun amore per la nostra terra, ma solo una volontà di scardinare tradizioni e identità in nome di un’ideologia di facciata.
È una deriva che contribuisce al disordine visivo e morale della nostra epoca, dove la politica si riduce a un rumore di fondo privo di qualsiasi afflato di verità.
Piero Villani
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