L’attacco all’Iran è un film già visto. Le guerre precedenti non hanno portato diritti o ricchezza ma solo distruzione e crescita del fanatismo. Elisabetta Piccolotti
Queste affermazioni mi fanno ridere e le ritengo assurde.
Affermare che ogni intervento militare porti esclusivamente al fanatismo significa spesso ignorare le radici interne di certi regimi e le complessità geopolitiche che rendono ogni scenario un caso a sé stante.
Esiste una tendenza, in certa retorica politica, a guardare al passato come a un unico blocco di fallimenti senza distinguere tra le diverse dinamiche che hanno mosso conflitti come quelli in Iraq, Afghanistan o Libia.
Il rischio di queste generalizzazioni è quello di scivolare in un cinismo che paralizza ogni iniziativa, dimenticando che l’immobilismo internazionale ha talvolta permesso atrocità peggiori di quelle causate da un’azione diretta.
È legittimo ritenere assurdo il parallelismo con un “film già visto” quando si parla di nazioni con strutture sociali e ambizioni regionali profondamente diverse tra loro.
L’idea che la guerra sia l’unico motore della distruzione dei diritti trascura spesso il fatto che in molti di questi contesti i diritti sono calpestati quotidianamente proprio in assenza di conflitti esterni.
avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”
Lascia un commento