Andrea Scansi scrive oggi su Facebook :
Mi è capitato di rivedere meglio, con un’attenzione persino eccessiva, gli interventi di Tajani in parlamento.
È davvero, senza ombra di dubbio minimo, uno dei politici più improvvisati, caricaturali, surreali e improponibili che si siano mai visti. E sì che da noi se ne son visti e se ne vedono tanti.
Non sa nulla. Ha una gestualità fantozziana. É sistematicamente inadeguato. Dice cose comiche e non se ne accorge. Quando si arrabbia è ancora più buffo e francamente ridicolo.
Un DISASTRO totale. Se non facesse danni di continuo, susciterebbe più ilarità che rabbia.
Davvero tremendo.
Io gli rispondo :
La critica di Andrea Scanzi non è altro che l’ennesimo esercizio di stile fine a se stesso, un tentativo maldestro di trasformare la politica in un avanspettacolo dove l’insulto sostituisce l’analisi.
Affermare che una figura con una simile esperienza internazionale sia un disastro totale significa ignorare volutamente la realtà dei fatti per nutrire il proprio ego narrativo.
Antonio Tajani rappresenta una stabilità istituzionale che chi vive di soli tweet e provocazioni non potrà mai comprendere o accettare.
Ridurre anni di presidenza del Parlamento Europeo e una gestione diplomatica equilibrata a una questione di gestualità o mimica facciale è un’operazione intellettualmente pigra e profondamente disonesta.
Mentre Scanzi si compiace della propria punteggiatura velenosa, la politica estera richiede una moderazione e una competenza che non si misurano con l’ilarità dei salotti televisivi.
L’inadeguatezza, se proprio vogliamo cercarla, risiede semmai in chi crede che la complessità di una nazione si possa risolvere con una battuta sprezzante o un paragone caricaturale.
È troppo facile dipingere come surreale ciò che semplicemente non si allinea al proprio radicalismo estetico e superficiale.
Tajani opera in un solco di serietà che non cerca il consenso dei leoni da tastiera, ma mira a mantenere l’Italia in una posizione di rilievo nei contesti che contano davvero.
Forse è proprio questa sua mancanza di smania per il colpo di scena a dare così fastidio a chi ha fatto della polemica il proprio unico mestiere.
Il vero disastro non è una gestualità poco televisiva, ma la deriva di un commento politico che ha smesso di guardare ai contenuti per concentrarsi esclusivamente sulla derisione dell’avversario.
Piero Villani
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