Piero Villani


Roberto Riccardi. Io non capisco

Non comprendo come la sinistra possa scegliere sistematicamente il peggio. La sinistra italiana è cresciuta combattendo l’oscurantismo religioso. La religione come oppio dei popoli, la Chiesa come strumento di oppressione, il Vaticano come nemico della modernità. Decenni di battaglie per il divorzio, l’aborto, la laicità dello Stato, la liberazione della donna dal giogo patriarcale cattolico. Quella tradizione dovrebbe essere nel DNA di chi oggi siede nei banchi del Pd, di AVS, del Movimento 5 Stelle. Poi però è arrivato l’interesse per il mondo islamico. In vero, una passione totalizzante, di quelle che ti stordiscono e ti tolgono la lucidità mentale. È l’unica spiegazione possibile per valutare la cecità verso la teocrazia iraniana. Un regime che impicca le donne, giustizia gli omosessuali, frusta le ragazzine per un velo fuori posto. L’oscurantismo clericale elevato al cubo. E gli eredi di quella tradizione laica non solo hanno taciuto per decenni: si sono angosciati quando qualcuno ha iniziato ad abbatterlo, perché l’islamismo politico è l’alleato ideale: anti-occidentale, anti-americano, anti-israeliano. NON COMPRENDO come sia possibile che non abbiano capito che è un errore di valutazione catastrofico e la storia lo dimostra, se solo la studiassero. Nel 1979 i comunisti iraniani del Tudeh aiutarono Khomeini a prendere il potere. Nel 1983 Khomeini li mise fuori legge. Nel 1988 li massacrò: migliaia di prigionieri politici impiccati nelle carceri, sepolti senza nome nelle fosse comuni di Khavaran. L’islamismo politico usa gli utili idioti e poi li liquida. Lo ha sempre fatto. Lo schema si ripete identico: Hamas sostenuta in nome della “resistenza”. Maduro difeso mentre il suo popolo fugge a milioni. Houellebecq lo scrisse nel 2015 in “Sottomissione”. Lo trattarono da paranoico. Oggi il suo romanzo è cronaca. NON COMPRENDO come si possa votare NO alle proprie idee. Il 22 e 23 marzo gli italiani si esprimeranno sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il Pd grida all’attentato. Peccato che sia un’idea loro. La propose D’Alema nel 1997. La votò il congresso del Pd nel 2019 come “ineludibile”. Debora Serracchiani firmò quella mozione. Nel 2025 ha dichiarato che “non l’ha mai convinta”. Il Pd non contesta il merito: contesta la firma. Se la riforma portasse il timbro del centrosinistra, sarebbe una conquista storica. Porta quello di Meloni, quindi è un colpo di Stato. NON COMPRENDO come si possa negare ciò che ogni cittadino vede. Le borseggiatrici che entrano ed escono dal tribunale come da un tornello. Gli spacciatori in strada prima degli agenti che li hanno arrestati. Le case occupate da abusivi che il proprietario non può riprendere perché il diritto dell’occupante prevale su quello di chi paga il mutuo. La violenza è sempre “provocata”, mai commessa. Il criminale non è mai colpevole: è il sistema che lo ha prodotto. NON COMPRENDO la dedizione allo sciacallaggio. A Torino, il 31 gennaio, il corteo per Askatasuna è degenerato in guerriglia: un poliziotto preso a martellate, centootto agenti feriti, una troupe Rai aggredita. Gli arrestati scarcerati in pochi giorni. Un deputato di Alleanza Verdi Sinistra era in piazza. Nessuna condanna senza “ma”. Protestano contro la durezza della polizia, poi chiedono la testa di Piantedosi perché non ha garantito la sicurezza. Centootto feriti, e il colpevole è il ministro. Crosetto va a Dubai a trovare i familiari, l’Iran lancia missili sugli Emirati, e il problema non sono i missili: è il ministro che ha osato visitare i parenti. Pretendono le sue dimissioni immediate. Non hanno un programma, non hanno un candidato, non hanno una linea su nulla. Ma hanno un riflesso condizionato: qualcuno si dimetta, qualcuno venga a riferire. Per la Groenlandia, per il maltempo, per i sassi dell’Adige. È l’unica frase che sanno pronunciare all’unisono. NON COMPRENDO come possano essere sempre preoccupati, sempre scandalizzati, sempre offesi, sempre minacciati. Piagnoni di professione. Per qualsiasi provvedimento del governo sventolano l’accusa di “fascismo”. Ogni legge votata dal Parlamento diventa una “deriva autoritaria”. Ogni statistica scomoda è “clima d’odio”. Poi arriva un regime che massacra il proprio popolo, e le parole finiscono. Niente “fascismo”, niente “derive”. Solo “complessità geopolitica”. NON COMPRENDO come si possa bloccare tutto e poi lamentarsi che l’Italia è ferma. Il Ponte sullo Stretto: crimine ambientale. L’alta velocità: scempio del territorio. I rigassificatori: veleno. Trent’anni di No e di ricorsi al Tar. E gli stessi che hanno bloccato tutto hanno governato per anni senza passare dalle urne, senza riformare la giustizia, senza risolvere l’immigrazione, senza mettere in sicurezza le periferie, senza stabilire il valore minimo orario del lavoro. Ogni problema ignorato da loro quando erano al governo, oggi diventa urgentissimo dai banchi dell’opposizione. NON COMPRENDO la necessità di distorcere il linguaggio. A Bologna un ambulatorio ginecologico è diventato ambulatorio per “persone con capacità gestante”. Perché la parola “donna” offende qualcuno. Lo stesso Comune ha prodotto un manuale di 59 pagine per vietare “fratellanza” e imporre lo schwa. L’immigrazione incontrollata diventa “accoglienza”, i clandestini “migranti”, gli irregolari “persone in transito”. Il delinquente diventa “ragazzo in difficoltà”, chi ruba è “persona fragile”, chi occupa è “vittima del disagio sociale”. Non descrivono la realtà: la sostituiscono.
O FORSE COMPRENDO FIN TROPPO BENE. Non è incompetenza. È metodo. È una classe politica che vive di opposizione perché non sa governare. Che ha bisogno di un nemico perché non ha un progetto. Che preferisce avere torto con i tiranni piuttosto che ammettere che il proprio avversario ha ragione. I comunisti iraniani del Tudeh fecero la stessa scelta. Finirono a Khavaran. Chi si illude di cavalcare il fanatismo finisce sempre sotto i suoi zoccoli.
Autore: Roberto Riccardi

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