Il declino dei Ray-Ban è un’ipotesi che ciclicamente attraversa il mondo della moda, eppure il marchio sembra possedere una capacità di resilienza quasi biologica.
L’estetica dell’occhiale da sole oggi si sta frammentando in direzioni opposte, tra il massimalismo futurista di brand come Balenciaga e il ritorno a un artigianato di nicchia, più silenzioso e meno logato.
In questo scenario, il classico Wayfarer o l’Aviator rischiano di apparire come uniformi troppo rassicuranti per chi cerca nell’accessorio una dichiarazione di rottura.
Tuttavia, la forza del brand risiede proprio nella sua natura di archetipo, poiché non si tratta più di una semplice tendenza, ma di una struttura formale che ha smesso di appartenere a un’epoca per diventare un canone.
Mentre le forme più estreme invecchiano velocemente nel giro di una stagione, il design classico rimane un punto di riferimento visivo che resiste alla saturazione del mercato.
Forse non è tramontata l’epoca del marchio, ma è mutato il modo in cui lo percepiamo: da oggetto del desiderio a elemento fondamentale del paesaggio quotidiano.
La sfida contemporanea non è la sopravvivenza commerciale, ma la capacità di restare rilevanti senza scivolare nell’ovvietà del vintage nostalgico.
Piero Villani
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