La Galleria La Salita ha rappresentato per decenni uno dei fulcri dell’avanguardia artistica a Roma, segnando profondamente il passaggio dall’Informale alle nuove ricerche concettuali e oggettuali degli anni Sessanta e Settanta.
Fondata nel 1957 da Gian Tomaso Liverani, la galleria trasse il nome dalla sua prima sede in Salita San Sebastianello, nei pressi di Piazza di Spagna.
Liverani, figura di gallerista colto e lungimirante, seppe intercettare il nuovo prima che venisse ufficialmente accreditato dalle istituzioni, trasformando il suo spazio in una vetrina prestigiosa e autonoma.
Un momento di rottura fondamentale avvenne nel novembre del 1960 con la mostra “5 pittori Roma 60”, che presentava le opere di Franco Angeli, Tano Festa, Francesco Lo Savio, Mario Schifano e Giuseppe Uncini.
Questa esposizione sancì il superamento dell’esperienza informale a favore di un nuovo rigore visivo e di una riflessione sull’immagine che avrebbe portato alla Scuola di Piazza del Popolo.
Nel 1964 la galleria ospitò la prima personale di Giulio Paolini, un allestimento intitolato “Uno spazio appeso” che si presentava come un’opera in divenire, composta da telai e pannelli di legno grezzo.
Pochi anni dopo, nel 1966, Richard Serra vi realizzò la sua prima mostra europea, “Animal habitats live and stuffed”, portando animali vivi (galline, conigli, un maialino) all’interno delle sale espositive, un gesto che anticipò le pratiche dell’Arte Povera.
Nel corso della sua attività, durata fino al 1998 e svoltasi in diverse sedi tra via Gregoriana e via Garibaldi, La Salita ha presentato il lavoro di artisti come Carla Accardi, Piero Dorazio, Antonio Sanfilippo, Toti Scialoja e, in fasi successive, esponenti del calibro di Jannis Kounellis, Luciano Fabro e Alighiero Boetti.
La collezione e l’archivio di Liverani, scomparso nel 2000, costituiscono oggi un patrimonio fondamentale per la storia dell’arte contemporanea, in parte conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
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