L’idea che l’Antico Egitto sia stato influenzato da tecnologie extraterrestri o astronavi rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della pseudoarcheologia moderna.
Questa narrazione nasce spesso dall’incapacità di spiegare razionalmente la maestosità delle Piramidi di Giza o la precisione millimetrica dei manufatti in granito senza l’ausilio di strumenti meccanici avanzati.
Uno dei simboli più citati dai sostenitori di queste teorie è il cosiddetto Geroglifico di Abydos nel Tempio di Seti I dove alcune incisioni sembrano riprodurre la sagoma di un elicottero e di un disco volante.
In realtà l’analisi egittologica ha dimostrato che queste forme sono il risultato di un palinsesto ovvero la sovrapposizione di due diversi nomi reali incisi in epoche differenti su uno strato di intonaco poi sgretolatosi.
Un altro elemento spesso richiamato è l’Uccello di Saqqara un piccolo oggetto in legno di sicomoro che secondo alcuni esperti di aerodinamica presenterebbe le proporzioni di un aliante moderno.
Tuttavia la maggior parte degli studiosi concorda nel ritenere che si tratti della rappresentazione stilizzata di un falco o di un segnavento cerimoniale privo di motori o sistemi di propulsione.
Il fascino di queste ipotesi risiede nel desiderio umano di trovare una scorciatoia tecnologica a quella che fu invece una straordinaria padronanza della geometria e dell’organizzazione del lavoro di massa.
Ridurre l’ingegno egizio all’intervento di visitatori stellari rischia di oscurare la reale grandezza di una civiltà che ha saputo dominare il tempo attraverso la pietra e l’osservazione del cielo.
avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

Lascia un commento