Il termine “pelle marocchina” si riferisce tradizionalmente a un tipo di cuoio pregiato ottenuto dalla pelle di capra, rinomato per la sua morbidezza e per la particolare grana.

L’odore caratteristico e pungente associato a questo materiale deriva quasi interamente dai metodi di concia artigianale che sono rimasti pressoché invariati nei secoli, specialmente in città come Fès o Marrakech.

Nelle concerie tradizionali vengono utilizzate sostanze organiche naturali per ammorbidire le fibre della pelle e prepararle alla tintura.

L’uso di escrementi di piccione è un elemento fondamentale di questo processo, poiché contengono enzimi capaci di abbattere le proteine del derma senza danneggiarlo, rendendo la pelle incredibilmente flessibile.

A questo si aggiunge spesso l’impiego di urina di vacca e calce viva per rimuovere i residui di pelo e grasso animale.

Questi componenti organici penetrano profondamente nei pori del cuoio e, reagendo con il calore del sole durante l’asciugatura, generano quel sentore selvatico e muschiato che molti percepiscono come sgradevole.

Sebbene la concia vegetale successiva utilizzi tannini ricavati dalla corteccia di mimosa o dal legno di cedro per profumare il prodotto finito, la base organica iniziale lascia un’impronta olfattiva persistente.

Con il tempo e l’esposizione all’aria l’intensità dell’odore tende a diminuire, ma rimane il segno distintivo di un manufatto lavorato interamente a mano secondo logiche pre-industriali.

Rif : Marocco

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