Sorge nel cuore del Rione Ponte a Roma, affacciandosi sull’omonima piazza e sulla storica via dei Coronari, un’area che conserva intatta l’atmosfera della transizione tra Rinascimento e Barocco.
La configurazione attuale della dimora risale alla fine del Cinquecento, quando Scipione Lancellotti ne affidò la costruzione a Francesco da Volterra.
I lavori vennero successivamente completati da Carlo Maderno nei primi anni del Seicento, definendo una struttura monumentale che si sviluppa attorno a un cortile interno di grande suggestione.
Questo spazio aperto custodisce una preziosa collezione di antichità classiche, comprendente rilievi, sarcofagi e sculture romane inserite direttamente nelle pareti e sotto i portici, concepite come elemento di rappresentazione del prestigio familiare.
Gli interni custodiscono cicli decorativi di straordinario rilievo per la pittura del Seicento romano, con sale affrescate da maestri del calibro del Guercino e di Agostino Tassi, i quali collaborarono alle volte di alcune sale al pianterreno, e di Giovanni Lanfranco, autore di scene allegoriche celebrate per la loro ariosità.
Il palazzo divenne anche un importante centro culturale della città, ospitando dal 1650 le adunanze dell’Accademia degli Infecondi, istituzione fondata da Filippo Lancellotti.
Un episodio celebre lega l’edificio alla storia risorgimentale.
Il 20 settembre 1870, in segno di ferma protesta contro l’ingresso delle truppe italiane a Roma e la fine dello Stato Pontificio, i principi Lancellotti sbarrarono il grande portone d’ingresso, un gesto simbolico a cui i sostenitori del nuovo Regno d’Italia risposero tracciando in rosso sulla colonna sinistra del portale l’acronimo V.V.E., ovvero Viva Vittorio Emanuele, sigla ancora parzialmente visibile.

Kkk

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